Dieta gluten-free: fa bene ai non celiaci?

Dieta gluten-free: fa bene ai non celiaci?

Le intolleranze al glutine sono sempre più diffuse e, perciò, si sono alimentate le diete gluten-free, essenziali per coloro che soffrono di celiachia o NCGS (sensibilità al glutine).

Tale stile alimentare rappresenta, invece, una scelta per coloro che non ne sono intolleranti ed è, piuttosto, diventato una vera e propria moda soprattutto negli Stati Uniti, sponsorizzata dalle celebrità. È, perciò, importante capire se si tratta effettivamente di una scelta salutare o meno.

Molti ritengono che eliminare gli alimenti con il glutine, su cui anche i vegetariani fanno affidamento per le proprietà assorbenti e nutritive, aiuti a dimagrire. È bene chiarire che tali cibi, pur se venduti in farmacia, non si traducono necessariamente in sani e dietetici, perché non nascono con questo scopo, ma come rimedio medico per realizzare un regime alimentare adatto ai celiaci. Inoltre, per sopperire alla mancanza del glutine sono impiegati oli, grassi, zuccheri ed additivi tesi a garantire sofficità e fragranza agli alimenti, rendendoli più calorici. Bisogna, perciò, imparare a leggere le tabelle nutrizionali.

Eliminare il glutine dalla propria alimentazione deve essere una scelta ben ponderata e seguita da un professionista che indichi alternative adeguate anche ai celiaci.

C’è il rischio di seguire un’alimentazione sbilanciata: bisogna prestare attenzione all’apporto nutritivo. A lungo andare, una dieta priva di glutine può causare carenze di  micronutrienti, come le vitamine del gruppo B,  ferro, magnesio, acido folico ed anche la fibra, maggiormente presenti negli alimenti esclusi. Può aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, sindrome metabolica, osteoporosi e reazioni intolleranti in caso di assunzione.

Studi specifici

Nello specifico, una ricerca realizzata dallo Spanish National Research Council, ha messo in evidenza svantaggi e conseguenze della dieta senza glutine, laddove non si sia intolleranti. Si è osservato nei partecipanti sani, sottoposti a tale regime per un mese, che i livelli dei “batteri buoni” presenti nello stomaco, preziosi e necessari per la digestione, sono risultati nettamente inferiori alla situazione iniziale, mettendo a rischio la salute batterica dell’organismo ed il sistema immunitario.

Da non sottovalutare è, poi, il lato economico: i cibi senza glutine sono mediamente più costosi rispetto a quelli tradizionali e forte è il business che vi ruota intorno. Le industrie approfittano del clima di confusione sulla celiachia (ed anche sulla possibilità per i celiaci di ottenere gratuitamente alimenti gluten-free) e sui danni che può causare il glutine, cercando di spostare il mercato, relativamente ristretto, al grande pubblico.

In conclusione, dunque, per i non celiaci non c’è alcun motivo scientificamente valido e alcun vantaggio per evitare gli alimenti con il glutine.

A cura di Marilena Matteoni

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