Il caffè fa bene?

Il caffè fa male?

Il caffè è, per molti, un momento di piacere ed un rito irrinunciabile, ma è anche la bevanda più discussa. In commercio ne sono presenti principalmente due varietà: la Coffea arabica,  più pregiata, diffusa e con un minor contenuto di caffeina, e la Coffea canephora, nota come Robusta, dal sapore più amaro.

Principale costituente del caffè è la caffeina, ma sono presenti bioflavonoidi, vitamine e sali minerali che, secondo alcuni studi, annullano, in parte, gli effetti negativi della caffeina.

Quest’ultima è un alcaloide che, in dosi moderate, apporta benefici all’organismo:

  • stimola la corteccia cerebrale, acuendo la concentrazione e combattendo l’affaticamento muscolare;
  • ha effetto sui reni, aumentando la diuresi;
  • è un digestivo naturale: stimola la secrezione gastrica e biliare, facilitando i movimenti della muscolatura intestinale;
  • favorisce il dimagrimento;
  • stimola l’attività cardiaca;
  • favorisce la dilatazione dei bronchi aiutando coloro che soffrono d’asma;
  • dimezza il rischio di diabete di tipo 2;
  • ha proprietà antitumorali grazie agli antiossidanti;
  • può ridurre i sintomi del morbo di Parkinson;
  • fa bene al fegato, specie se si bevono alcolici.

A tali benefici corrispondono, però, altrettanti rischi che ne ribaltano gli effetti positivi se assunto in dosi elevate, soprattutto per gli ipertesi, i cardiopatici, chi soffre di malattie gastrointestinali, d’ansia e per le donne incinte.

Si tratta, inoltre, di un prodotto che crea dipendenza, riduce l’assorbimento di calcio e ferro e macchia lo smalto dei denti. Bisogna tener presente, poi, che la torrefazione produce alcune sostanze tossiche, aumenta il contenuto di caffeina e che gli effetti negativi peggiorano se al caffè si associano alcool e fumo.

Il limite ragionevole è fissato nell’assunzione di 300 milligrammi di caffeina al dì, ossia 3 tazzine, bilanciando, però, anche il consumo di altri alimenti che ne contengono, quali cioccolato e tè, per evitare disordini a livello salutare.

C’è, quindi, un po’ più di spensieratezza nel bere consapevolmente una “tazzulella e’ cafè”!

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