Sadhana, la pratica dello Yoga: ecco gli 8 stadi del Samadhi

Yoga 8 stadi della pratica detta Sadhana per lo stato del Samadhi

Yoga 8 stadi – La pratica dello yoga è detta Sadhana, che significa “esercizio della disciplina” e si basa sul raggiungimento della consapevolezza perfetta, dell’equilibrio perfetto e della verità intrinseca della vita. Questo stato d’essere è chiamato Samadhi, e si raggiunge attraverso otto stadi:

Primo stadio – Yama, autocontrollo

Impegnarsi a vivere in modo che i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni non danneggino altri esseri né noi stessi. Coltivare amore per tutti e cercare di vedere il Divino in ogni persona e in ogni cosa. I principi che riteniamo giusti non hanno niente a che vedere con il bene né con il male, devono avere solo una caratteristica: essere assolutamente sempre veri.

Yama si compone di cinque principi: non violenza (ahimsa), veridicità (satya), onestà (asteya), continenza (brahmacharya) e non possessività (aparigraha). Yama è quindi l’astenersi dal danneggiare gli altri, dalla falsità, dal furto, dall’incontinenza e dall’avidità. È la tappa fondamentale della purificazione, assicurarci che tutto ciò che entra nel nostro corpo sia puro a livello fisico, psichico, mentale e spirituale.

Secondo stadio – Niyama, osservanze

È la conseguenza del primo e riguarda le applicazioni pratiche dei principi etici che abbiamo scelto. Crea le condizioni di calma e purezza per poter avanzare nel cammino.

Terzo stadio – Asana, posizioni

Nel fare gli esercizi è importante entrare nella coscienza del proprio corpo. Le posizioni non coinvolgono solo i movimenti muscolari, la respirazione e la circolazione, ma in particolare le secrezioni delle ghiandole endocrine. Un’altra legge importante è quella dell’immobilità, la totale sospensione di ogni movimento mentale, respiratorio e muscolare. Se anche la respirazione diviene appena percettibile, non c’è più alcun movimento nel corpo e anche la mente è sospesa.

Quarto stadio – Pranayama, il controllo del respiro

Vi sono tecniche di respirazione alternata, forzata, ritmata e su come trattenere il respiro inalando o esalando o arrestandolo. Il termine “prana” si riferisce a una sostanza immateriale che pervade l’universo, la manifestazione dell’energia vitale, l’energia cosmica universale.

I grandi rishi, che hanno tramandato lo yoga, scrivono che il prana è della stessa natura del fulmine, ma non è il fulmine. È di natura estremamente sottile e per questo viene paragonato al respiro. Ma il respiro è solo un veicolo per assorbire il prana, ma questo viene immagazzinato anche attraverso la pelle o il cibo.

Quinto stadio – Pratyahara

Il dominio dei sensi, il controllo delle emozioni, delle sensazioni, senza farsi distrarre da oggetti esteriori. Calmare le facoltà sensoriali affinché la nostra coscienza possa conseguire l’esperienza dell’essere. I nostri sensi non sono attendibili, possono ingannarci. Mentre avanziamo nella pratica permettiamo sempre meno ai nostri sensi di interferire, attivando e aumentando progressivamente la nostra sensibilità intuitiva.

Sesto stadio – Dharana, significa dirigere la mente in base alla volontà.

Il volere è ben diverso dal desiderare. Impariamo a non disturbare la mente, evitiamo discorsi inutili, non frequentiamo persone le cui idee possono disturbarci e teniamoci lontani da luoghi o situazioni che suscitano in noi avversione. Il dominio della mente è difficile ed è possibile raggiungerlo solo dopo una lunga pratica.

Settimo stadio – Dhyana

Quando la mente è controllata e ha conquistato il potere della percezione, essa potrà dedicarsi alla meditazione.
Il termine meditazione è piuttosto equivocato perché usato per indicare attività diverse tra loro. È diverso anche a seconda delle diverse tradizioni (buddismo, taoismo ecc..).

La meditazione è un esercizio mentale fondato sulla concentrazione e praticato in genere seduti e ad occhi chiusi.
Per questa non ci possono essere tecniche o metodi poiché la meditazione trasporta l’individuo in uno stato d’essere in cui l’ego è andato a riposo, non c’è più l’io.

È uno stato di consapevolezza in cui si può vivere costantemente, in cui si è fuori dal tempo, non è una cosa che si può fare, ma una cosa che accade.

Ottavo stadio – Samadhi, significa contemplazione trascendentale, assorbimento, estasi.

Quando rinunciamo a ogni identificazione sociale, in quel momento accade l’illuminazione. Si acquista la capacità di entrare in contatto con ogni cosa, si sperimentano fenomeni sottili, si dilata la capacità di intuizione, emerge l’identificazione assoluta.

Questi otto stadi sono stabiliti in un ordine preciso, per chi vuole iniziare un percorso ordinato e avanzare un passo per volta. Ma è frequente anche avvicinarsi allo yoga percorrendo questi otto stadi in modo disordinato, soprattutto quando si inizia la pratica inconsapevolmente, per vocazione naturale.

Non è obbligatorio quindi rispettare la sequenza, l’importante è averne conoscenza, approfondire e applicarne sempre meglio i principi. Ognuno ha la sua personale miscela di stili di yoga e ognuno ha il suo personale ordine nel raggiungere questi otto stadi.

È però utile studiare approfonditamente la pratica in modo da padroneggiarla sempre di più.

Namastè.

A cura di Alessia Renna

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