Alla scoperta del vino biologico con un’invitata speciale!

Vino: Biologico, vegano e biodinamico

Il Vino biologico, tanto di moda negli ultimi anni, è ormai una realtà solida, significativa e interessante nel panorama agroalimentare italiano; un concetto che nell’immaginario collettivo è sinonimo di prodotto naturale e sano.

Noi della redazione di TuttoinSalute, siamo particolarmente attenti e ricettivi a questa tematica e per questa ragione, abbiamo deciso di proporre un articolo speciale: un’intervista per parlare di vino biologico e far chiarezza sulla sua definizione, caratteristiche e sul perché acquistarlo.

A parlare è Stefania Zona, una giovane sommelier AIS (Associazione italiana sommelier).

Ciao Stefania e benvenuta alla redazione di TuttoinSalute! Ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso.

Ciao a te e agli amici di TuttoinSalute e grazie per avermi invitata, è un piacere!

Per rompere il ghiaccio vogliamo iniziare subito con una domanda personale: cosa spinge una ragazza così giovane ad avvicinarsi al mondo del vino?

Negli ultimi anni ho risposto spesso a questa domanda perché c’è ancora l’idea che il mondo del vino sia “una cosa per vecchi”; in realtà sono tanti i giovani che, come me, si avvicinano consapevolmente al mondo del vino.

Per me è stato quasi naturale imparare a leggere una carta dei vini, inoltre ho un vero e proprio naso da “cane da tartufo”!

Entriamo allora subito nel vivo del discorso: quando possiamo parlare di vino biologico? Quali caratteristiche deve possedere per essere definito tale?

Vorrei innanzitutto fare una distinzione tra vino biologico, vino biodinamico e vino vegano.

Per vino biologico intendiamo un prodotto che deriva da un metodo di coltivazione con regole ben precise, stabilite dal Reg. CE 834/07 del 2012 [regolamento integrale], che esclude l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi; un vino ottenuto da agricoltura sostenibile, che vuole valorizzare le risorse naturali salvaguardando l’ambiente e la salute del consumatore.

Un vino biodinamico, invece, è un vino ottenuto da agricoltura biodinamica che vuole stabilire le giuste connessioni tra il terreno e il cielo, che vede la pianta come un flusso energetico che deve essere in sintonia col mondo e che crede nell’influenza astrologica come l’influsso solare e lunare. Per questo tipo di agricoltura, non esiste una vera certificazione a livello europeo.

Infine il vino vegano è un vino in cui non è stato utilizzato nessun tipo di derivato di origine animale né in vigna né in cantina, ma neanche nel packaging. Vi dirò di più: spesso si evita di riportare in etichetta esempi di abbinamenti con prodotti non vegani. Anche per questa categoria non esiste un vero e proprio regolamento ma possiamo ritrovare le diciture: “Qualità Vegetariana Vegan®” promossa dall’AVI (Associazione Vegetariana  Italiana) oppure “Bio Vegan” e “Vegan” di ICEA (Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale).

E i solfiti, cosa sono? Se ne sente parlare spesso.

I solfiti sono dei derivati dello zolfo, presenti in diversi alimenti come la cipolla ad esempio. Nel vino esistono due tipi di solfiti: uno è prodotto naturalmente dai lieviti durante la fermentazione (impossibile da eliminare), l’altro fa riferimento ai ‘solfiti aggiunti’ che vengono introdotti nel mosto per evitarne alterazione oppure parliamo di anidride solforosa inserita in bottiglia per preservare il vino dall’ossidazione. Fatta eccezione per soggetti già sensibili, l’organismo umano è capace di reagire all’ingestione di una normale quantità di solfiti, come quelle presenti in un bicchiere di vino. I solfiti non vanno perciò demonizzati se assunti in piccole quantità.

Dove ci consigli di acquistare del buon vino biologico?

Negli ultimi due o tre anni il consumo di vino biologico e anche di vino vegan più recentemente è notevolmente aumentato, quindi non è difficile trovarlo in enoteca oppure online. Molte aziende anche grandi hanno ormai una linea biologica e tante piccole aziende invece lo fanno per consuetudine (magari senza neanche richiedere la certificazione).

L’importante è sempre leggere bene l’etichetta e acquistare consapevolmente.

Esaustiva e gentilissima. Prima di lasciarci, permettimi una curiosità: “Qual è, se puoi confessarlo, il tuo vino preferito?

Adoro il vino di piccoli produttori, quello scoperto per caso a qualche evento o in enoteca, tirato su dai vignaioli come se ogni bottiglia fosse suo figlio. L’Italia è piena di piccoli produttori etici ed eccellenti, che fanno un ottimo vino senza neanche aver bisogno della certificazione. Tuttavia devo confessarlo, la mia cantina preferita non è proprio piccolissima, anzi esporta in tutto il mondo ed è distribuita ovunque; sto parlando di Donnafugata! Dopo aver degustato il Ben Rye è stato amore a… primo sorso!

A cura di Vincenza Riccardo

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